La democrazia totalitaria dei seguaci di Dossetti contrasta con l'insegnamento sociale della Chiesa. Le considerazioni di Bruto Maria Bruti*, inviate per email.
L'abate Giuseppe Dossetti e i suoi figli spirituali ( per es.Lazzati, La Pira, Romano Prodi, Rosi Bindi ecc ) non hanno come obbiettivo la dottrina sociale della Chiesa ma il suo superamento nella social-democrazia: infatti il vero modello di Dossetti non è la dottrina sociale della Chiesa ma Keynes e il socialismo fabiano fondato da Sydney Webb.
Giuseppe Dossetti e i cosiddetti cattolici democratici si ispiravano e si ispirano, inoltre, alla concezione illuministica della democrazia condannata da San Pio X ( Notre Charge apostolique ), da Pio XII ( Benignitas et humanitas ) e da Giovanni Paolo II ( Centesimus annus n.44 e n. 46, Veritatis splendor n. 101, Evangelium vitae n.70 ).
L'ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga (democristiano), così definisce l'essenza dei cattolici-democratici:
" In realtà cattolico-democratico significa cattolico favorevole alla collaborazione con i comunisti (...) una concezione per la quale (...) si considera la collaborazione con la sinistra l'unico modo per essere democratico" ( Francesco Cossiga, La Passione e la politica, Piero Testoni, prefazione di
Antonio Fazio, Rizzoli, Milano 2000, p.86 )
La democrazia concepita in modo illuministico non è più lo strumento per l'attuazione dei valori ma diventa un valore in sé e pertanto si riduce ad un puro meccanismo di regolazione di diversi e contrapposti interessi che, oltrepassando i confini del bene e del male, non ammette alcun riferimento ad una legge superiore e moralmente obbligante.
La Democrazia illuminista è una democrazia totalitaria, la dittatura di una maggioranza sulla minoranza, un assolutismo di Stato in cui l'autorità della maggioranza diventa illimitata: vedi il caso, per esempio, dell'omicidio-aborto o delle leggi che non pongono un limite costituzionale al prelievo fiscale o a tutta la
legislazione socialista che ha vanificato il giusto indennizzo nei casi di esproprio, trasformando così l'esproprio in una confisca, ecc, ecc
Dossetti, infatti, scrisse con Togliatti l'ideologia della costituzione italiana; percorrendo gli atti si nota la convergenza verso un concetto totalitario di democrazia, nel senso che la nostra costituzione non
riconosce dei diritti umani antecedenti la Costituzione e limitanti la stessa.
Dossetti ignora il fatto che i cattolici, se è vero che non devono costruire lo stato cattolico, hanno però il dovere di contribuire a costruire uno stato che rispetta la legge naturale
Nella dottrina della Chiesa bisogna distinguere tra la legge evangelica ( che riguarda soltanto coloro che hanno il dono della fede ) e la legge morale naturale , morale da cui nascono i diritti umani naturali i quali, in quanto naturali, riguardano non solo i cristiani ma tutti gli uomini.
I diritti naturali fondamentali dell'uomo, della famiglia e della comunità devono costituire il fondamento della stessa democrazia se essa non vuol diventare una democrazia totalitaria.
Se la stessa democrazia non si riconosce limitata da regole ultime che neppure il principio di maggioranza può cambiare, che cosa impedirà alla metà più uno dei consociati di votare per la distruzione della democrazia stessa? Che cosa impedirà alla metà più uno dei consociati - in tempo di odio etnico - di votare per la pulizia etnica e per la persecuzione di un'etnia minoritaria ?
Queste regole ultime, questi diritti naturali fondamentali devono costituire quell'unità fondamentale, di cui parla Giovanni Paolo II, che deve venire prima di ogni pluralismo, anzi, è proprio tale unità che consente al pluralismo di essere legittimo e fruttuoso. ( cfr Giovanni Paolo II, ai partecipanti al Congresso promosso dalla CEI nel 90° anniversario della Rerum Novarum, L'osservatore Romano 1 novembre 1981 ).
Questi diritti sono anteriori alla società e ad essa si impongono. Essi sono il fondamento della legittimità morale di ogni autorità: una società che li irride o rifiuta di riconoscerli nella propria legislazione positiva,
mina la propria legittimità morale. ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.1930, 1957, 2070, 2071, 2072 ).
I cristiani laici devono continuamente adoperarsi, mediante mezzi legali e con il dibattito razionale, per porre alla base dell'ordinamento giuridico il rispetto della legge morale naturale. ( cfr Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem n.5, n.7 e n.13, Gaudium et spes n.41; Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, Approvata dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II il 21 Novembre 2002) )
De Gasperi scriveva che " la DCI è un partito di centro che marcia verso sinistra prendendo voti da uomini di destra". Quindi un Dossetti in versione "moderata".
La vera dottrina sociale della Chiesa, che si riferisce ai principi di Cicerone, è più vicina, in realtà, alla concezione del liberalismo anglosassone.
La tradizione del liberalismo anglosassone unisce la libertà al diritto naturale: è il liberalismo di Burke, Smith, Babington Macauly, Acton, von Hayek che è contrario al razionalismo costruttivistico del liberalismo continentale di Voltaire, di Condorcet, di Rousseau in Italia, in conseguenza del Risorgimento ( versione italiana della Rivoluzione francese ), il volto del liberalismo risorgimentale è stato quello continentale, non quello anglosassone: un liberalismo in costante conflitto con le tradizioni e con le religioni organizzate.
Dopo la politica del non expedit, il movimento liberale italiano, nel 1898, subisce una significativa divisione di fronte alla scelta fra l'alleanza con i cattolici in funzione antisocialista oppure la continuazione della lotta su sue fronti: contro il movimento cattolico e contro quello socialista.
La prima scelta, compiuta da Giolitti, in occasione delle elezioni del 1913, ma già praticata precedentemente nelle competizioni elettorali locali, comporta la rinuncia ai connotati anticattolici del liberalismo risorgimentale.
La figura di spicco del movimento cattolico, artefice di questi accordi, è quella di Gentiloni.
Il movimento cattolico italiano, però, non riesce a formare dei veri e propri "quadri dirigenti ". Nel 1919 Sturzo fonda il partito popolare ma, a causa della mancanza di quadri dirigenti e a causa di una generica
ispirazione cristiana ( invece di un riferimento preciso alla dottrina sociale cattolica nella sua interezza ), all'interno del partito popolare comincia a prevalere la corrente democristiana.
Sturzo, dopo il suo esilio, condanna la politica della DCI perché succube di una concezione socialista di tipo statalista e assistenzialista, diametralmente opposta alla concezione della sussidiarietà della Chiesa.
Sturzo si dichiara capo di un partito disciolto, non si iscriverà mai alla DCI e quando viene nominato senatore a vita da Einaudi, la DCI esprime parere negativo, tanto che egli si iscrive al gruppo misto.
Sturzo nel "50 voleva portare il centro-destra in Campidoglio: operazione sconfessata dagli organi dirigenti della DCI.
Il liberalismo anglosassone entra in Italia con Forza Italia che, nel 1994, pubblica uno scritto di Hayek.
Ferdinando Adornato ( che dà vita alla Fondazione Liberal ) e il presidente del senato, il filosofo Marcello Pera, sono due volti forti del liberalismo anglosassone italiano.
Dal punto di vista strettamente cattolico, dopo il lungo inquinamento democristiano, rimane il problema della formazione dei quadri dirigenti in grado di operare nella politica.
Bisogna segnalare, dal punto di vista culturale e formativo, l'iniziativa del piacentino Giovanni Cantoni che, con la nascita dell'associazione civico-culturale Alleanza Cattolica ( associazione di studio e di formazione, da non confondersi con i movimenti religiosi ), a partire dagli anni 70 ha dato un contributo culturale notevole allo sviluppo della dottrina sociale cattolica e alla formazione di persone in grado di inserirsi nei processi culturali e politici.
Da questa associazione è nato l'Istituto storico sulle insorgenze ( citato per la sua profondità culturale dalla stessa fondazione Gramsci ) e l'istituto per la dottrina e l'informazione sociale.
Per iniziativa di Giovanni Cantoni e di Alleanza Cattolica è stato fatto conoscere, in Italia, il pensiero del sociologo cattolico brasiliano Plinio Correa De Oliveira e del filosofo conservatore dell'america settentrionale, Russel Kirk.
Russel Kirk è stato uno dei pensatori guida dell'america del nord, erede della tradizione che fa capo a Edmund Burke, si è inserito da protagonista nel filone del conservatorismo, all'interno della Old Right americana, in continuità con il retaggio classico e cristiano della cultura europea.
Alcune delle persone più note, per la loro visibilità, nate da questa esperienza formativa: il sociologo delle religioni Massimo Introvigne, il vice-ministro degli Interni Alfredo Mantovano, lo storico del movimento
cattolico Marco Invernizzi, lo storico del medio-evo Marco Tangheroni, il professore di Psichiatria
Ermanno Pavesi, il dirigente della sezione italiana dell' Aiuto alla Chiesa che soffre, Attlio Tamburrini, il docente di diritto penale Mauro Ronco, componente del CSM.
I CATTOLICI DEMOCRATICI IN ECONOMIA:
I cattolici democratici in economia contribuiscono a costruire uno stato assistenzialista: esso è la versione moderna del socialismo.
Si tratta dello stato che intende fornire ciò che serve ai cittadini intervenendo direttamente in economia e allargando gradualmente la sua sfera d'intervento : infatti per ogni socialista l'attività economica deve essere sempre condotta socialmente.
CONTRO LO STATO ASSISTENZIALE SCRIVE GIOVANNI PAOLO II NELLA CENTESIMUS
ANNUS:
""Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese"".
Il premio Nobel per l'economia, Gordon Tullock ha dimostrato che lo stato assistenziale crea INEVITABILMENTE un apparato burocratico tale che finisce per fagocitare quello che dovrebbe essere ridistribuito.
Il debito pubblico fu fatto a partire dagli anni 70, per colpa dei democristiani, dei socialisti e dei comunisti ( che nelle commissioni parlamentari appoggiarono tutte le leggi di spesa senza una effettiva copertura ), questo debito servì a costruire lo STATO ASSISTENZIALISTA.
Infatti, in pieno corso d'opera, quando democristiani, socialisti e comunisti fabbricavano lo stato assistenzialista e creavano il debito pubblico e aumentavano le tasse di nove volte ( + 785 % dal 74 all'85 ) arrivavano allo stato ( 1988) 186.256 miliardi per migliorare le condizioni dei meno abbienti ( soldi per "prestazioni sociali " ): se questi miliardi fossero stati dati in soldi al 20 % più povero della popolazione, ogni famiglia di 4 persone avrebbe ricevuto, nel 1988, 65 milioni e 352 mila lire
all'anno e l'Italia si sarebbe trasformata in un paese di soli benestanti.
Ma, in realtà, più lo stato diventa Padrone più la spesa pubblica e il deficit aumentano. Più aumenta il deficit, più aumenta il prelievo fiscale. Più aumentano le tasse e più diminuisce l'iniziativa privata. Più l'iniziativa privata diminuisce, più aumenta la disoccupazione.
Infatti lo stato italiano diventava educatore, ferroviere, telefonista, elettricista, benzinaio, banchiere, imprenditore e così via.
Ma nei compiti che non sono suoi la macchina statale fallisce e, infatti, secondo i dati del fondo monetario il deficit pubblico italiano aumentava, dal 74 all'83, di dieci volte!!
AL CONTRARIO, LA VERA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA:
Secondo la vera dottrina cattolica dello STATO SOCIALE, che si ispira ad un liberalismo solidale, lo stato ha il diritto d'intervenire per aiutare chi ha veramente bisogno sulla base del necessario che nasce dai diritti fondamentali, ma aiuta a fare senza sostituirsi all'iniziativa dei singoli e delle comunità intermedie: la solidarietà viene sollecitata e garantita dall'intervento dello stato ma realizzata soprattutto attraverso il servizio privato.
Lo stato sociale, che si ispira al principio di sussidiarietà, aiuta solo chi si trova in stato di vera necessità e aiuta soprattutto attraverso la ridistribuzione in moneta e non in servizi gestiti dallo stato perché ciò fa salva la libertà d'iniziativa e di scelta dei bisognosi e inoltre la fornitura dei servizi resta sottoposta all'iniziativa privata che ne garantisce l'efficienza.